Com’è Che Non Riesci Più a Volare

Non sarà certo la prima volta che viene raccontata e messa in scena una storia d’amore; questa però c’entra poco con le storie d’amore o almeno con quelle fini a se stesse.

È una serie di teorie su varie fasi di una storia d’amore moderna e realista, della durata massima di un anno. Alla maniera dei neo-realisti italiani, si cerca di raccontare una storia vera sui tempi che corrono: sembra banale, vero? E invece è una protesta viva e vibrante, nei confronti delle sceneggiature in cui viene dipinta una realtà che appartiene a pochissimi di noi.

Un giovane italiano senza “dote” o “eredità” è un precario economico ed è un precario sentimentale. Tutto dipende dalle offerte che la vita ci fa ed anche una storia d’amore è condizionata, più che dai sentimenti, dalle opportunità.

Scritto e diretto da MARCO GIAVATTO

Con SERENA POLITI e NICOLA FORNACIARI, con la partecipazione di TOMMASO DAFFRA

Aiuto regia, scenografia e costumi ANNA FRANCIONI e SOFIA SALOMONI

Pandemonio

(Non adatto alle vostre menti)

Il sottotitolo è in realtà il vero titolo dello spettacolo, ma attenzione a non cadere nella trappola del permalosissimo ego estremo e pensare che sia rivolto a chi legge o a chi è venuto a vedere la messa in scena. E’ soltanto la frase che più volte si ripete all’interno della pièce.

La Democrazia ci ha concesso, se vogliamo, una libertà di pensiero, di scelta e quindi di gusti così ampia da ritrovarci perfettamente omologati in qualcosa, in qualsiasi cosa. Saremo, in ogni caso, come qualche massa indefinita di esseri umani, penseremo di essere nel giusto e di quelli che faranno diversamente penseremo: “E’ normale che non piaccia, non è adatto alla sua mente: così piccola, così ottusa, così diversa”.

Prendete il mondo dello spettacolo oggi: va per categorie. C’è la Diva che salva vite umane, pronta a salpare per qualche Paese del Terzo Mondo e sposare innumerevoli cause pur di apparire la donna che tutti – anche gli uomini – vorrebbero essere… Però poi, magari, gira tutto a Frascati con un green screen, odia la sabbia del deserto, è allergica agli insetti della savana e beve solo BrioBlù.

C’è l’attore che è di sinistra per partito preso, che veste come un catalogo nostalgico di come saremmo voluti essere se non ci fossimo imborghesiti a tal punto da accettare di far campagna elettorale per il peggiore dei candidati…che per qualche strana ragione ci affida la direzione di un teatro o quella di un festival.

C’è il comico che personalmente non mi fa ridere, ma che sbanca i botteghini con una serie di spettacoli e di film inutili. Lo chiamano evoluzione di qualche genio del passato, ma lo è solo di un moscerino che si è posato sulla cacca; anche se – effettivamente – quest’ultimo è più divertente.

C’è la show-girl moderna che tramite Instagram ha mostrato le sue forme, ha convinto una serie di allupati e di femministe e ora ha diritto ad un posto nello show business.

Tutti e quattro, così diversi tra loro, sono stati ingaggiati per risanare i conti in rosso di un ipotetico teatro, “Il Nazionale”, che va male, ma con loro in stagione è già sold-out. C’è solo un problema: che fare? Non ne hanno la più pallida idea! Tutti i posti venduti e nessuno spettacolo…

Ci provano in tutti i modi a sceglierne uno, ma si scornano, pensano di essere ognuno migliore dell’altro. Prevale così l’idea della telenovela a teatro, un po’ comica, un po’ intrecciata, un po’ una cagata. Nel frattempo, però, si scoprono miserabili di fronte al reale pubblico che osserva la struttura teatrale italiana al macero, attraverso l’inutilità dell’arte prodotta senza nessuna urgenza artistica, ma solo ed esclusivamente economica.

Per finire – e non per ultimi – ci sono giornalisti e tecnici, rappresentati in maniera diversa: i primi in forma invisibile e non incisiva, nel senso che o sono troppo impegnati a specchiarsi in loro stessi, oppure sono troppo poveri per accettare di non lavorare per riviste intente oramai da anni allo spreco della carta. I secondi invece sembrano – per uno strano scherzo del destino – gli unici ad essere rimasti puri e a provare fastidio per tutto quello che succede in un luogo sacro qual è il teatro e proprio non ci stanno ad assecondare i capricci di quattro spaventapasseri.

Il risultato è un girone d’inferno dantesco, dove i protagonisti – in un piacevole destino utopistico – saranno costretti dal Dio denaro e dalla Dea fama a ripetere, per un numero impressionante di volte e per un infinito moltiplicarsi di anni, uno spettacolo che non dovrebbe andare in scena nemmeno una volta. Il pubblico lo acclama e si deve continuare a fare, all’infinito… non c’è scampo.

Scritto da MARCO GIAVATTO

Diretto da SERENA POLITI

Con ROMINA BONCIANI, NICOLA FORNACIARI, GIULIANA FRASCA, BENEDETTA ZANINI, MARCO GIAVATTO, IACOPO BIAGIONI

Progetto grafico STEFANO CHIANUCCI

Precipitevolissimevolmente

(L’ambizione porta spesso alla rovina)

Spettacolo sull’attualità che fa del bizzarro di ogni giorno il fil rouge di conduzione.

Tutto è talmente strano in questo Paese che, in chiave ironica e cinica, possiamo collegare argomenti completamente lontani e distinti tra loro eppure incredibilmente uniti. Si può trovare, inoltre, l’occasione di emozionarsi e commuoversi nello spazio di poche battute. Il mondo si capovolge: si sta sul filo, sospesi in aria, tra il dramma e il comico, tracciando il perimetro di un’Italia che unisce da sempre questi due opposti.

L’animo umano, le vicende terrestri sono rotondi come il nostro globo: tutto è così drammatico da ritrovarvi a ridere; tutto è talmente comico da sprofondare e finire poi nel gelido dramma totale.

Scritto da MARCO GIAVATTO

Diretto da SERENA POLITI

Con MARCO GIAVATTO e ROMINA BONCIANI

L’Ultimo Esame

Nella Sicilia delle opere incompiute, passeggiando per le vie di un piccolo borgo, si può incontrare una ‘strana’ processione…ma non si porta a spalla nessun santo! Si manifesta! Da un vecchio balcone barocco gli occhi di una vecchia cariatide della politica osservano e si compiacciono. Da oltre 30 anni, non si muove foglia se l’Onorevole Fulgenzio (Deputato plurieletto dell’ARS) non vuole. Conosce tutti nel corteo, a tutti ha fatto favori, da tutti pretende e ottiene rispetto. Si lamenta della mancanza di riconoscenza con il suo fido domestico Michele e – mentre, compiacendosi, fa la lista di chi gli deve tutto – riceve la visita inaspettata dell’architetto Fragalà, giovane audace, volenteroso promotore del cambiamento.

Poche battute e si innesca un botta e risposta senza esclusioni di colpi, da cui vengono fuori rivelazioni incredibili sugli ultimi decenni di (eterni) cantieri siciliani: niente che non si pensi già. Un conto però è pensarlo, un conto è che sia tutto vero. La Sicilia divorata dai siciliani, che per il bene dell’isola (secondo loro) la tengono legata ad accordi terribili e indicibili.

Anche l’architetto si scopre frutto di uno scambio antico di favori, che coinvolge la sua famiglia e che riconduce direttamente all’Onorevole. Trova il modo però di mettere con le spalle al muro il vecchio volpone e di farsi spazio tra gli influenti dell’isola…con la promessa di cambiare qualcosa, di farlo sul serio. Ci riuscirà? Solo il tempo ce lo può far sapere. Oppure come sempre… tutto cambia perché nulla cambi. In Sicilia, spesso è così.

Testo e Regia di RENATO FIDONE

Con GIOVANNI PADUA, ENRICO GRIMALDI, MARCO GIAVATTO