L’Argante #09 Diventare attore oggi, tra paure e compromessi

“È indispensabile frequentare un’accademia se voglio fare questo mestiere? Quanti soldi saranno necessari? Ce la farò anche senza nessuna spintarella?”
Queste sono solo alcune delle domande che oggi come oggi affliggono maggiormente i giovani aspiranti attori. Tutti coloro che infatti decidono di avvicinarsi al mondo della recitazione con l’intento di farla diventare una professione, devono porsi mille quesiti per cercare di capire quale sia la strada migliore per raggiungere i propri obiettivi.


Le strade che un giovane può intraprendere per cercare di diventare attore sono molteplici, soprattutto al giorno d’oggi. La prima che viene in mente, soprattutto se si decide di studiare recitazione teatrale, è quella di iniziare un percorso in un’ Accademia nazionale. Sul territorio italiano le accademie di questo tipo sono abbastanza numerose (Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico a Roma e Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi a Milano due tra le più importanti). Per accedere a queste scuole è necessario superare una serie di provini che spesso possono essere, comprensibilmente, spaventosi. Questo non solo perché mettersi alla prova e farsi giudicare da persone teoricamente competenti mette sempre una certa ansia, ma anche perché si ha paura di non essere valutati davvero per le proprie qualità, che il giudizio si basi molto più sull’apparenza che sui contenuti e che non venga dato il tempo per far capire di cosa si sia realmente capaci.


La paura però non è solo quella di non essere ammessi. Il timore che può sorgere una volta che si è dentro (e probabilmente anche prima) è quello di vedersi spogliare della propria personalità, della propria espressività, per essere omologati a decine di altri ragazzi in modo da diventare un qualcosa che “possa andare bene” secondo canoni prestabiliti.

Nonostante queste paure però, è anche giusto chiarire che questo tipo di accademie possono davvero dare un grande aiuto ai giovani aspiranti attori, grazie a insegnanti preparati e ad eventuali collaborazioni con maestri del settore dai quali si può “rubare” il più possibile. Studiare e lavorare con professionisti è sicuramente un grande privilegio, ed è poi compito di ogni singola persona quello di riuscire a trovare una propria identità, un modo per esprimere se stessi ed essere unici.


Le Accademie nazionali però non sono l’unica modalità di accesso a questa professione. La tecnologia, ancora una volta, ha un ruolo determinante per chi vuole diventare attore oggi, soprattutto se si punta al cinema o alla televisione. Le numerose piattaforme dove è possibile condividere contenuti (Youtube in particolare), offrono spazio a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco ed esprimere la propria creatività. Purtroppo però, spesso questa si rivela un’arma a doppio taglio: se da una parte infatti si ha la (quasi) completa libertà di esternare ciò che si vuole, dall’altra è necessario essere consapevoli del fatto che, proprio perché si tratta di una modalità accessibile alla maggior parte delle persone, c’è da mettere in conto che farsi notare sarà estremamente complicato e che, anche in questo caso, non sempre viene premiato il talento. L’estetica è un fattore abbastanza determinante nel mondo del web e, se è vero che la libertà è totale, se davvero si vuole emergere c’è sicuramente da tener conto dei gusti del pubblico, che spesso e volentieri sono distanti da ciò che si vorrebbe realmente fare.


Ci sentiamo spesso ripetere che questo è un mestiere fatto di sangue e sudore, che se vuoi farlo davvero serve impegno, dedizione, pazienza. Sentiamo sempre parlare quelli che ce l’hanno fatta, quelli che dicono che “basta crederci, lavorare duro e tutti i sogni si possono realizzare”. Questo solo perché quelli che invece non ce l’hanno fatta spesso non hanno la voce per dire che la realtà è ben diversa. È scontato che credere in quello che fai e metterci tutto te stesso sia indispensabile, ma è necessario guardare in faccia la realtà e ammettere che, qualche volta, tutti questi sforzi non sono abbastanza. È necessaria anche una buona dose di fortuna, soprattutto per trovare le persone che riescano a cogliere il potenziale della persona e che riescano a farglielo sfruttare al meglio delle sue potenzialità.


Per concludere, è necessario avere la consapevolezza che questo mestiere è prevalentemente fatto di compromessi. Soprattutto quando si è all’inizio, dobbiamo essere bravi a capire ciò che davvero vogliamo fare e ciò che invece ci viene richiesto dagli altri. Sicuramente, se vogliamo puntare in alto, è indispensabile anche “strizzare l’occhio” al pubblico e a coloro che hanno il potere di decidere se un prodotto sia valido o meno. Scendere a patti quindi è inevitabile; la domanda che resta da porsi è: fino a che punto siamo disposti ad arrivare?

 

Irene Bechi

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