Il Fantasma di Zappolino

Un’allegra combriccola di amiconi’: questa è la frase che sintetizza il mood dello spettacolo. Va in scena un fatto paradossalmente vero. Il dualismo tra verità e finzione – cardine del teatro – è alla base della storia che vogliamo raccontare, dimenticata e lasciata ai margini della nostra società, poiché negli anni si è cucita e ricamata una realtà di circostanza.

Si potrebbe cadere nell’errore di pensare a questo spettacolo come all’ennesimo sul ‘Caso Moro’, non è così. Ciò che si vuole raccontare è tutto il resto, tutte quelle che sono le reazioni intorno, alcune impensabili e incredibili. La pièce non vuole fare politica o la morale a coloro che andranno a vederlo, ma si vuole assumere la responsabilità documentaristica di come si sono svolti i fatti, senza aggiungere considerazioni personali o far pendere la bilancia da un lato specifico della disputa. Uscendo, ci si chiederà se gli ultimi quarant’anni non sono stati che una sorta di ‘Truman Show’, dove tutto appare per come vogliono farcelo vedere.

Non mancheranno i momenti umoristici, perché la vicenda – raccontata per come è realmente accaduta – sviluppa a tratti delle gag comiche in cui è impossibile non ridere. Per altri versi, si resterà come impotenti di fronte all’impalcatura solida della sceneggiatura, magnificamente architettata dai protagonisti dell’epoca. Niente è finto a Zappolino, tutto è vero, come spesso capita in teatro: il pensiero comune sarà capovolto.

Testo e Regia di MARCO GIAVATTO
Aiuto Regia IRENE BECHI
Collaborazione testi SILVIA BEDESSI
Elementi scenotecnici SERENA POLITI
Disegno grafico STEFANO CHIANUCCI