Pandemonio

(Non adatto alle vostre menti)

Il sottotitolo è in realtà il vero titolo dello spettacolo, ma attenzione a non cadere nella trappola del permalosissimo ego estremo e pensare che sia rivolto a chi legge o a chi è venuto a vedere la messa in scena. E’ soltanto la frase che più volte si ripete all’interno della pièce.

La Democrazia ci ha concesso, se vogliamo, una libertà di pensiero, di scelta e quindi di gusti così ampia da ritrovarci perfettamente omologati in qualcosa, in qualsiasi cosa. Saremo, in ogni caso, come qualche massa indefinita di esseri umani, penseremo di essere nel giusto e di quelli che faranno diversamente penseremo: “E’ normale che non piaccia, non è adatto alla sua mente: così piccola, così ottusa, così diversa”.

Prendete il mondo dello spettacolo oggi: va per categorie. C’è la Diva che salva vite umane, pronta a salpare per qualche Paese del Terzo Mondo e sposare innumerevoli cause pur di apparire la donna che tutti – anche gli uomini – vorrebbero essere… Però poi, magari, gira tutto a Frascati con un green screen, odia la sabbia del deserto, è allergica agli insetti della savana e beve solo BrioBlù.

C’è l’attore che è di sinistra per partito preso, che veste come un catalogo nostalgico di come saremmo voluti essere se non ci fossimo imborghesiti a tal punto da accettare di far campagna elettorale per il peggiore dei candidati…che per qualche strana ragione ci affida la direzione di un teatro o quella di un festival.

C’è il comico che personalmente non mi fa ridere, ma che sbanca i botteghini con una serie di spettacoli e di film inutili. Lo chiamano evoluzione di qualche genio del passato, ma lo è solo di un moscerino che si è posato sulla cacca; anche se – effettivamente – quest’ultimo è più divertente.

C’è la show-girl moderna che tramite Instagram ha mostrato le sue forme, ha convinto una serie di allupati e di femministe e ora ha diritto ad un posto nello show business.

Tutti e quattro, così diversi tra loro, sono stati ingaggiati per risanare i conti in rosso di un ipotetico teatro, “Il Nazionale”, che va male, ma con loro in stagione è già sold-out. C’è solo un problema: che fare? Non ne hanno la più pallida idea! Tutti i posti venduti e nessuno spettacolo…

Ci provano in tutti i modi a sceglierne uno, ma si scornano, pensano di essere ognuno migliore dell’altro. Prevale così l’idea della telenovela a teatro, un po’ comica, un po’ intrecciata, un po’ una cagata. Nel frattempo, però, si scoprono miserabili di fronte al reale pubblico che osserva la struttura teatrale italiana al macero, attraverso l’inutilità dell’arte prodotta senza nessuna urgenza artistica, ma solo ed esclusivamente economica.

Per finire – e non per ultimi – ci sono giornalisti e tecnici, rappresentati in maniera diversa: i primi in forma invisibile e non incisiva, nel senso che o sono troppo impegnati a specchiarsi in loro stessi, oppure sono troppo poveri per accettare di non lavorare per riviste intente oramai da anni allo spreco della carta. I secondi invece sembrano – per uno strano scherzo del destino – gli unici ad essere rimasti puri e a provare fastidio per tutto quello che succede in un luogo sacro qual è il teatro e proprio non ci stanno ad assecondare i capricci di quattro spaventapasseri.

Il risultato è un girone d’inferno dantesco, dove i protagonisti – in un piacevole destino utopistico – saranno costretti dal Dio denaro e dalla Dea fama a ripetere, per un numero impressionante di volte e per un infinito moltiplicarsi di anni, uno spettacolo che non dovrebbe andare in scena nemmeno una volta. Il pubblico lo acclama e si deve continuare a fare, all’infinito… non c’è scampo.

Scritto da MARCO GIAVATTO

Diretto da SERENA POLITI

Con ROMINA BONCIANI, NICOLA FORNACIARI, GIULIANA FRASCA, BENEDETTA ZANINI, MARCO GIAVATTO, IACOPO BIAGIONI

Progetto grafico STEFANO CHIANUCCI